Valerio Gaeti, Verticale

La Parola di Dio

Vi è cibo in abbondanza nei campi dei poveri,

ma può essere sottratto per mancanza di giustizia.

(Proverbi 13 v23)

Valerio Gaeti, Verticale

Commento

Quanta sapienza e quanta verità in queste parole antiche. Abituati come siamo oggi a leggere parole simili in molti documenti tecnici della Fao e di altre organizzazioni internazionali, suscita un certo stupore ritrovarle nel libro dei Proverbi. E illumina sul fatto che il rischio che povertà e disuguaglianze siano generate dalla mancanza di giustizia prima ancora che dalla mancanza di cibo non è solo dell’oggi, di questa società e dei suoi modelli politico-economici, e neppure solo di ieri, di un’altra società e di altri modelli. Ma è un rischio di sempre, intimamente connesso con l’umano e con il modo di relazionarsi degli uomini fra loro.

Il versetto di Proverbi 13, 23 si apre con una sorta di promessa di fedeltà del Creato: i campi (la terra) assicurano cibo (espressione che può leggersi come sintesi simbolica di risorse naturali, materie prime, fonti di energia) in abbondanza per tutti. È una promessa esposta però al rischio che l’intervento dell’uomo realizzi distorsioni portatrici di povertà. Nella Bibbia i responsabili di tale sottrazione non sono individuati in mondo puntuale (nell’attuale contesto il pensiero va alle grandi multinazionali, alla speculazione sulle materie prime e così via ), mentre lo è invece la radice ultima di tali distorsioni: la mancanza di giustizia.

Certo, in questi mesi, per effetto di Expo Milano 2015 e del suo tema “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”, il cibo è entrato in modo prepotente nel dibattito culturale e mediatico. Al netto di una inevitabile dose di spettacolarizzazione, questo grande evento sta contribuendo a portare sotto i riflettori una serie di interrogativi sugli strumenti più adeguati – di natura politica, giuridica ed economica – per combattere la fame nel mondo. Ma sta anche contribuendo a interrogare le coscienze dei singoli sugli strumenti a disposizione di ciascuno per andare verso un’equa ripartizione delle risorse della terra, verso la partecipazione a sistemi di solidarietà. In questo impegno solidale per un nuovo modello di sviluppo, i cristiani hanno un ruolo davvero importante, a partire dal Vangelo e dalla dottrina sociale della Chiesa, per contrastare la mancanza di giustizia attraverso mutamenti concreti del quotidiano.

Antonella Sciarrone Alibrandi

L’opera di Valerio Gaeti si presenta come un’alta parete nera in legno dalla quale pendono, come in una cascata, filamenti in ottone e bronzo culminanti in calchi di elementi vegetali che si protendono nello spazio. In questo modo l’artista ha voluto interpretare il passo dei Proverbi (13, 23) «Vi è cibo in abbondanza nei campi dei poveri, ma può essere sottratto per mancanza di giustizia»: la Provvidenza, suggestivamente visualizzata in queste comete germoglianti e spioventi sulla terra, dona naturalmente messi in abbondanza, ma il loro godimento è soggetto all’intervento umano che può condurre ad una sottrazione, quasi all’arresto di quella pioggia benefica.

Una scultura vitale che si muove nello spazio in virtù della sua leggerezza: questo è uno degli aspetti fondamentali della recente ricerca linguistica di Gaeti, un superamento, una liberazione dalla massa scultorea e dalla forma chiusa per una ricerca espressiva che si orienta verso una diversa materialità basata sul dialogo tra pieno e vuoto, tra leggero e pesante e nuovi materiali. La parete verticale quasi diviene un cielo sul quale si stagliano le code di queste mobili comete vegetali.

Le forme vegetali sono, nel linguaggio di Gaeti, trascese rispetto al dato naturalistico: non è una ricerca sulla natura naturata. La forma naturale, in senso plastico, è una forma data e trovata che diviene, nel calco, un fossile bloccato nel tempo di una diversa materialità non più organica, arricchito però di altri valori formali, linguistici, filosofici, religiosi, che conducono ad una risemantizzazione e una stratificazione di significati che transitano dal naturale al culturale, dal tempo fossilizzato della natura al tempo della vita e del pensiero umano.

Niccolò D’Agati

Autore

Valerio Gaeti – Guidizolo (Mn) , 1951

Studia all’Accademia di belle Arti di Brera. Alla ricerca artistica ha affiancato una lunga attività prima all’Istituto Statale d’Arte di Cantù e poi all’Accademia di Belle Arti di Brera; attualmente insegna all’Accademia di Belle Arti “Aldo Galli” di Como. Il suo lavoro si forma negli anni Settanta con i “mobili-scultura”, frutto dell’apprendistato presso le botteghe di Cantù. Lungo gli anni nelle sue opere compaiono forti riferimenti alla natura e il legno si trasforma in metallo, la natura viene fissata nelle fusioni, si stratifica con le lettere e i numeri, si salda con gli oggetti e i giochi dell’infanzia.

Opera

Verticale

2004-2015

Bronzo e ottone

Cm 300 x 200 x 140

Collocazione

Sede Largo Gemelli, edificio Monumentale, Cortile d’Onore

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