Maria Lucrezia Schiavarelli, Nutrice

La Parola di Dio

Gesù disse loro: “Voi stessi date loro da mangiare”. Ma essi risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente”.

(Luca 9,13)

Maria Lucrezia Schiavarelli, Nutrice
Maria Lucrezia Schiavarelli, Nutrice, Particolare

Commento

Gesù invita i Dodici a provvedere loro stessi ai bisogni dei fratelli. Essi dapprima sembrano scoraggiati costatando la loro inadeguatezza (“non abbiamo che cinque pani e due pesci”), poi pensano a come provare da soli (“andiamo noi a comprare”).

Sappiamo che sarà Gesù a rendere sufficiente, anzi, sovrabbondante quel poco cibo per tutti i presenti.

In poche righe abbiamo un insegnamento decisivo su libertà, responsabilità, fede.

Dio non si sostituisce a noi; rispetta e valorizza la nostra libertà. La responsabilità per i fratelli, così come quella per il creato, richiede che mettiamo a disposizione le nostre risorse, il nostro impegno. Anche in questo riverbera il mistero dell’Incarnazione: Dio salva il mondo facendosi uomo e il disegno di salvezza si compie nell’esperienza umana integrale, fatta di spirito e materia, nella quale esercitiamo la nostra libertà.

Chiamati a collaborare, nella constatazione dei limiti della condizione umana possiamo sentirci anche noi, come i Dodici, inadeguati. È la tentazione della paura, della mancanza di fede nella promessa di un destino di bene.

Torna alla mente un altro passaggio del Vangelo di Luca (17, 6), in cui Gesù dice agli Apostoli “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”.

C’è infine la tentazione opposta, quella di bastare a noi stessi. Noi, come i Dodici, spesso pensiamo che per raggiungere i nostri obiettivi, personali, comunitari, anche di solidarietà e condivisione, dobbiamo contare solo sulle nostre risorse.

E invece, come recita il Salmo 127, “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”.

Il frutto del lavoro dell’uomo è offerta a Dio, perché Egli solo può trasformarlo rendendolo proficuo.

Come i Dodici, siamo chiamati a metterci a disposizione, senza farci condizionare da successi e insuccessi, liberi dagli esiti delle nostre azioni e fiduciosi nella mano provvidente di Dio.

Guido Merzoni

Sette drappi di diversi colori sui quali figurano i simboli astrologici dei pianeti corrispondenti ai giorni della settimana. Avvicinandosi all’opera si nota che questi simboli sono composti da cereali tra i più comuni nell’alimentazione umana (grano, riso, orzo, miglio, segale, avena e mais), associati ai pianeti secondo le indicazioni dell’Antroposofia steineriana.

Il divino è raccontato da un elemento povero, semplice, essenziale: il seme. Alimento completo di facile conservazione è alla base della nostro sostentamento e della nostra civiltà. Possiamo dire che l’uomo contemporaneo è nato quando, da cacciatore, ha appreso le tecniche di coltivazione per poi diventare stanziale e radicarsi in un luogo, ponendo le fondamenta di ciò che noi oggi chiamiamo cultura. Il seme è quindi un ponte tra l’organico, la sua stessa materia, e l’inorganico, ovvero la vita in potenza che si nasconde dentro di esso. La dormienza è lo stato fisiologico in cui si trovano i semi non ancora in grado di germinare: serve la cura dell’uomo perché essi possano dare i loro frutti e moltiplicarsi. L’opera si intitola Nutrice. Dal latino nutrix, a sua volta derivato dal verbo nutrio, dal significato di nutrire, allevare, ma anche curare. È quindi un rapporto biunivoco di reciproca attenzione quello che si crea tra l’uomo coltivatore e il cereale che lo nutre.

Vagando tra questi teli, imponenti ma che si spostano al soffio del vento, pare di camminare tra i panni stesi in campagna o di assistere ad una processione in sud Italia. Ricordano le radici di Maria Lucrezia Schiavarelli che vive a Berlino ma è originaria della Puglia. I medaglioni sui quali sono ricamati i simboli astrali sembrano invece setacci per il grano. L’installazione riporta ad un mondo agreste, primordiale, fatto di relazioni affettive. La delicatezza e pazienza della sua realizzazione racconta di un’azione meditativa e paziente che nella sua ripetitività riconduce ad un tempo ciclico, come quello delle stagioni e dei giorni della settimana.

Bianca Trevisan

Autore

Maria Lucrezia Schiavarelli – Santeramo in Colle (BA), 1979

Si diploma nel 2004 all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dopo aver compiuto studi scientifici. Attraverso il disegno, il video, la fotografia e l’installazione indaga i rapporti tra arte e scienza. Vince diversi premi e borse di studio, ultimo nel 2009 il Premio Vigna degli Artisti. Espone in mostre personali e collettive in Italia e all’estero; nel 2011 presenta un progetto ad hoc per il Museo del Palazzo dei Pio a Carpi e partecipa alla Biennale di Praga.

Opera

Nutrice

2014

installazione: tessuti, semi (grano, riso, orzo, miglio, segale, avena, mais), legno, cavo d’acciaio. Courtesy Galleria Villa Contemporanea.

Cm 80 x 80

Collocazione

Sede Largo Gemelli, ambulacro della Presidenza, complesso monumentale

<

>