Francesco Arecco, Le briciole

La Parola di Dio

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.

(Matteo 6, 25-34)

Francesco Arecco, Le briciole

Commento

Il creato ci testimonia la bellezza di Dio. Per l’uomo contemporaneo è una conquista riscoprire attraverso piccoli segni, quali i gigli del campo e gli uccelli del cielo, le meraviglie del creato testimoni della bellezza di Dio, che oltrepassa quanto l’uomo con ogni sforzo e tecnologia è in grado di realizzare.

Le meraviglie del creato accanto alla bellezza di Dio, ci rivelano la Sua generosità. Dio nutre queste creature e si cura di ciascuna di loro, e oltremodo farà con l’uomo che a Lui si affida. Il creato quindi conduce ad un atteggiamento di sobrietà ed affidamento. Chi si affida al Signore non ha da temere: la Provvidenza c’è e interviene nei momenti inaspettati.

L’atteggiamento dell’uomo contemporaneo è invece di continua ed ansiosa ricerca di certezze e sicurezze. Se l’uomo del tempo di Gesù si preoccupava del cibo, del bere e degli abiti, l’uomo contemporaneo si è creato maggiori esigenze. Il mondo bancario, finanziario e assicurativo ce ne offre una manifestazione esemplare: il consumatore è spinto a riporre la sua fiducia nelle coperture assicurative che lo preservino dai rischi, nei depositi bancari che alimentino la sua carta di credito, nei titoli con i migliori rendimenti. Sarebbe un errore negare tali strumenti, ma sarebbe del pari un errore assolutizzarli e condizionare la nostra vita, i nostri bisogni e il nostro essere in base a questi.

Come scrive Papa Francesco nell’Enciclica Laudato sì “La crisi finanziaria del 2007-08 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria, speculativa e della ricchezza virtuale” (189). L’economia e la finanza dovrebbero essere al servizio di Dio e quindi della vita dell’uomo, non autoreferenziali, ma orientate al bene comune e ad uno sviluppo sostenibile ed integrale.

di Elena Beccalli

Bastano le briciole agli «uccelli del cielo» per sopravvivere: ciò che si trova per caso o – al contrario – dopo una ricerca ostinata e fiduciosa, fatta di volta in volta, senza curarsi o sentire l’esigenza di accumulare, di risparmiarsi per il futuro la fatica (ma anche la bellezza) di un’ulteriore ricerca, o di non doversi affidare alla speranza di un’ulteriore felice scoperta. Questa è una prima lettura del titolo e dell’impostazione formale dell’opera di Francesco Arecco. Un lettura che tuttavia non vale esclusivamente per l’installazione presentata in questa sede, ma si può estendere a tutto quanto realizzato dall’artista fino ad oggi. Tutti i lavori di Arecco, infatti, anche quelli di grandi dimensioni, indagano a fondo un’idea di “poco”, di “minimo”; non si mostrano, non appaiono, non alzano la voce per farsi sentire nel rumore di fondo della quotidianità, ma cercano invece di nascondersi in questo rumore di fondo, di costituire delle piccole oasi di senso all’interno di esso. Per raggiungere questo scopo, bastano briciole di materia, ma anche di forma; bastano dei quanta che si rivelano nella loro immediatezza fisica, nella loro presenza evocativa, che dicono quel poco (tanto) che hanno da dire, senza accumulare il sovraccarico di significati, spesso superficiali, di tanta cultura visiva odierna, senza creare marchi di fabbrica validi per ogni occasione.

«Le briciole» non stanno però solo a simboleggiare una stoica capacità di accontentarsi. Arecco ci sta anche dicendo che in quel poco, in quei frammenti che quasi si perdono entro cornici (teche) apparentemente troppo grandi per loro, c’è tutto un mondo. Se la linea costruttivista-minimale ci insegnava a prendere i materiali stessi come primi produttori della forma, come archetipi da cui dedurre una logica formale-costruttiva, ora i materiali vengono invece letti nella loro poeticità, nel loro raccontare un storia – quella racchiusa nei fossili che si accompagnano ad alcuni di questi frammenti, oppure quella dei segni che il tempo e i suoi microscopici ambasciatori hanno lasciato, ciascuno con una “creatività” specifica, sui diversi tipi di legno. Francesco Arecco ci mostra queste storie con l’occhio dell’artista-biologo, con la passione dell’osservatore capace di individuare la poesia nascosta nelle briciole che la realtà di tutti giorni ci concede di raccogliere.

Kevin Mc Manus

Autore

Francesco Arecco – Gavi (Al), 1977

Compie studi classici, di diritto e naturalistici a Genova, Pavia e Milano. Come artista visivo compie una ricerca volta a realizzare installazioni e sculture ripiene di senso. Con tecniche di liuteria e carpenteria, usando legno e pietra, realizza casse armoniche, strutture di aspetto lineare e minimale che fanno intuire una dimensione interna, un senso profondo reso potente del mistero. Ha opere in permanenza presso la Municipalità di Kranj (SLO) e la Fondazione Orestiadi di Gibellina.

Opera

Le briciole

2015

Legno, ammonite, fossile con tracce di cercamento, madreperla, marmo candoglio.

Installazione di dimensioni variabili

Collocazione

Sede Largo Gemelli, edificio Monumentale, Primo chiostro

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