Elisabetta Necchio, Volo dicere habes

La Parola di Dio

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo”.

(Luca 4, 1-4)

Elisabetta Necchio, Volo dicere habes

Commento

Il passo riportato si chiude con un’affermazione di Gesù espressa con una forza eccezionale. L’uso sia del riferimento alle Scritture sia del verbo al futuro fanno capire che l’affermazione “non di solo pane…” allude alla natura intrinseca dell’uomo, alla sua Genesi. Non è qualcosa che è giusto che sia, ma qualcosa che è. E infatti la disposizione ad aspetti immateriali della vita, come la Fede, l’Amore, il Sapere sono “genetici” sia nel senso della Genesi, sia nel senso biologico, e sono tratti distintivi dell’uomo rispetto ad altre creature viventi.

L’antitesi fra il sostentamento biologico e quello spirituale si ritrova in numerosi aspetti del Sapere: uno di questi è quella fra “scienza pura” e “scienza applicata”, tra “utile” e “inutile” che, sotto traccia, sembra privilegiare quelle azioni che mirano al puro sostentamento dell’Umanità, in contrapposizione con la speculazione. Tristemente si sente ancor oggi dire, anche da illustri personalità, che “con la cultura non si mangia”: un’affermazione che suona molto vicina al “diamoci da fare a trasformare pietre in pane, piuttosto che studiare le cose belle”. La risposta di Gesù è in questo senso anche una rassicurazione: studiare il Bello non è autodistruttivo. Le Scienze fisiche e matematiche, tra l’altro, mostrano una straordinaria integrazione all’affermazione di Gesù: sono infatti molto spesso le teorie più eleganti e meno “applicate” quelle che offrono, accanto alla migliore comprensione e quindi al piacere del vivere “non di solo pane”, anche le applicazioni più profonde e utili per il miglioramento della vita biologica dell’Uomo. L’Astronomia, per esempio, disciplina speculativa per eccellenza, ha stimolato la creazione dei dispositivi di fotografia digitale che hanno stanno sostituendo le lastre per i raggi X, riducendo così l’esposizione dei pazienti alle radiazioni; la Teoria dei Numeri, invece, considerata “inutile” per secoli, offre sistemi di protezione per la trasmissione delle informazioni.

Alfredo Marzocchi

L’opera di grande bellezza e raffinatezza si leva dal piano in forma di dittico, conservando per un verso la propria natura legata all’immagine di libro, dall’altra distaccandosene per il suo espandersi nello spazio, non più quello bidimensionale della pagina, ma piuttosto quello esperienziale che muove sensi e ragione.

In un continuum che si sposta da sinistra verso destra, dalla profondità in superficie e di qui si alza quasi in volute scultoree; nella perfetta commistione di parole e immagine, Elisabetta Necchio affronta il tema assegnatole mantenendone tutta la portata spaziale e temporale.

La trasposizione artistica del vangelo di Luca (cap. 4) “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo” riprende, nell’albero del Paradiso terrestre bello e luccicante nelle sue fronde a forma di labirinto, la radice di ogni tentazione, “et eris sicut Deus”, quasi a volerne indicare matericamente la privazione che ne verrà. Ma l’albero si allarga, nella seconda metà della composizione, nell’ampia voluta di un altro “albero”, fatto di rotoli. Rotoli della Sacra Scrittura, della Parola di Dio inscritta nella storia dell’uomo. Quel “sta scritto”, inteso in senso generativo, perfettamente reso dal volgersi turgido della carta da cui sgocciolano scaglie dorate sul terreno che si prepara a germogliare. Sapientemente l’artista fa riferimento a un’altra fonte dell’Antico Testamento: Deuteronomio 8, l’episodio della manna nel deserto, il cibo celeste che nutre il popolo in cammino verso la terra promessa, inteso a far comprendere concretamente e immaginificamente che l’uomo non vive di solo pane, ma di “quanto esce dalla bocca del Signore”.

Fra le parti della composizione sta lo spazio di una banda che divide e, allo stesso tempo, unisce il dittico, la libera scelta dell’uomo, espressa nel “volo dicere habes”, un monito essenziale che arriva fino a noi, a cui non possiamo rinunciare pena l’essere schiavi di ogni frammentazione e idolatria.

Cecilia De Carli

Autore

Elisabetta Necchio – Como, 1972

Si diploma in Pittura nel 1995 all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Dopo un’esperienza nel campo della moda e dell’arredamento come progettista di disegni per tessuti, si dedica all’insegnamento. Attualmente insegna Arti Visive presso il Collegio Papio di Ascona (CH). Da alcuni anni la sua ricerca artistica si è arricchita prestando particolare attenzione alle tecniche di fabbricazione della carta fatta a mano; la materia cartacea ha dischiuso percorsi inediti e sperimentali che hanno dato vita a soluzioni artistiche innovative.

Opera

Volo dicere habes

2015

Carta e foglia d’oro su un pannello di masonite

cm 105 x 77

Collocazione

Sede Largo Gemelli, edificio Gregorianum, ingresso Biblioteca Centrale

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