Daniele Salvalai, Squarto – Oltre la memoria

La Parola di Dio

Ascoltate questo,

voi che calpestate il povero

e sterminate gli umili del paese,

voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio

e si potrà vendere il grano?

E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,

diminuendo l’efa e aumentando il siclo

e usando bilance false,

per comprare con denaro gli indigenti

e il povero per un paio di sandali?

Venderemo anche lo scarto del grano”.

Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:

“Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere”.

(Amos 8, 4-7)

Daniele Salvalai, Disegno di animale sacrificale

Commento

JHWH, il Signore, prende molto seriamente la vita del suo popolo, valorizza tutto ciò che di buono può offrire, tutto il bene sulla cui base si può costruire.

Perchè l’autentica ricchezza di una società si misura nella vita della sua gente, anche degli ultimi, anche dei “poveri” e degli “umili del paese”.

Così Amos, il primo profeta, il più antico, il più rivoluzionario invita a difendere la giustizia sociale, in nome di Dio.

JHWH non parla di poveri, ma dell’essere concretamente vicino ai poveri. La prima cosa è avere una vera preoccupazione per la loro persona, apprezzarli, essere disposti ad imparare da loro: hanno molto da insegnarci in umanità, in bontà, in sacrificio.

L’inequità non è l’origine, ma la conseguenza di ciò che provocano nell’uomo sentimenti di egoismo, utilitarismo, avidità, indifferenza.

L’oppressione degli umili e dei poveri si attua anche attraverso operazioni commerciali ingannevoli e disoneste.

Un indicatore dell’autenticità della nostra decisione cristiana è proprio l’uso del denaro. Non è disonesta la ricchezza in sè, ma lo è come idolo, come progetto, come deformazione interiore, come produttore di potenza.

Il prevalere dell’interesse economico, del benessere sul bene comune arriva a manipolare l’informazione, a modificare le misure, ad aumentare i prezzi, ad alterare le bilance in modo fraudolento, a vendere gli scarti.

Questa accusa contro le ingiustizie e i disonesti commerci si intreccia con la contaminazione del culto che esse comportano. Gli stessi mercanti che comprano indigenti e poveri per ridurli in una più profonda miseria, andando contro la volontà di Dio, sono gli stessi che osservano i riti e hanno un normale rispetto per le feste, la conclusione del Novilunio e del Sabato.

L’esigenza della volontà di JHWH nei confronti del suo popolo non consiste dunque in pratiche religiose o osservanze di riti, ma nella giustizia in favore specialmente dei più poveri e umili.

Dio non vuole qualcosa per sè stesso, ma tutto quello che gli è offerto deve servire per il bene di tutti: il rapporto con Lui deve dare spazio ad un impegno attivo per il rispetto della dignità dell’altro, per il bene comune.

All’origine di questo impegno attivo sta l’esperienza dell’alleanza, dalla quale scaturisce un rapporto comunitario che non consiste solo nel dare ai bisognosi, ma nell’essere responsabili l’uno dell’altro, dove nessuno può rimanere escluso o separato.

Si tratta di ritessere la trama dei rapporti spezzati, di garantire la vita, di tutelare la vita comune, di condividere una cultura, un’educazione etica e morale che coltivi atteggiamenti di solidarietà e di responsabilità tra le persone.

Domenico Bodega

La materia si espone, nella sua nudità e freddezza, allo sguardo sull’altare. “Squarto – Oltre la memoria” richiama una delle fonti di nutrimento dell’uomo allo stato primordiale, quello della carne animale. Cruda, viene idealmente offerta all’uomo per la sua sopravvivenza. La brutalità dell’elemento scultoreo richiama l’immagine del mercato delle carni da macello e dei mercanti avidi di guadagni di cui racconta Amos. La metafora più immediata cui riconduce è però il sacrificio divino che, appunto, nell’eucaristia sull’altare attraverso l’ostia si rinnova ogni volta nell’atto dell’offerta.

Nell’installazione allo stesso tempo la materia dialoga con la sua impronta lasciata sulla carta. Una carta pieghettata, dove “la piega”, secondo il pensiero di Deleuze, è il luogo della “spiegazione”, esemplifica l’attività del pensiero che cerca di stendere, svolgere, esprimere qualcosa che è avviluppato, avvolto, raccolto, appunto. La traccia sulla carta sviluppa quindi il primordiale interesse dell’artista per la materia attraverso una verifica concettuale dei principi della forma: la scultura-oggetto genera il negativo della forma, intesa come impronta su una superficie fragile e leggera. Come una sindone laica, il corpo dell’animale macellato per il nutrimento e la sopravvivenza dell’umanità, lascia intravvedere sulla superficie bianca della carta la sua matrice, ricomponendo così la sua forma.

Affascinato dalla perfezione formale delle strutture ossee e delle costruzioni naturali create dagli animali (dal carapace, all’alveare) Daniele Salvalai anche in questo lavoro sottolinea la bellezza delle forme organiche generate dalla natura: la perfezione geometrica, la simmetria degli elementi ossei del costato bovino. L’essere animale assurge così a metafora della bellezza del creato e nell’installazione si passa dalla scomposizione e riduzione della materia, alla sua ricomposizione e composizione, oltre la materialità, del senso più profondo dell’essere.

Autore

Daniele Salvalai – Iseo (Bs), 1979

Si è diplomato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove, dal 2013 al 2014, è stato docente di Tecniche per la Scultura. A partire dal 2002 Espone in mostre personali e collettive. Le sue opere hanno vinto numerosi premi, tra cui “Antonio Canova” 2011, “San Fedele” 2011, “cramum” 2013.

È tra i fondatori di Resilienza Italiana, movimento di arte e cultura.

Opera

Squarto – Oltre la memoria

2015, (foto gentilmente concessa da Museo F. Messina),
ferro, argilla cruda, carta, installazione di dimensioni variabili

Collocazione

Sede Largo Gemelli, edificio Monumentale, Scalone d’Onore

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