Christian Cremona, YHWH (Io sono Colui che è) – Marta Carenzi, Signore, amante della vita – Matteo Cremonesi, Dolomite

Christian Cremona, YHWH (Io sono Colui che è)

La Parola di Dio

Prevalere con la forza ti è sempre possibile;

chi si opporrà alla potenza del tuo braccio?

Tutto il mondo, infatti, davanti a te è come polvere sulla bilancia,

come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.

Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,

chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,

aspettando il loro pentimento.

Tu infatti ami tutte le cose che esistono

e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;

se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.

Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?

Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?

Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,

Signore, amante della vita.

(Sapienza 11, 21-26)

Christian Cremona, YHWH (Io sono Colui che è)

Commento

In ogni cosa vi è la luce di chi l’ha creata ed è ragionevole nutrire riconoscenza per il Creatore. Chi riconosce e accetta la condizione di creatura sente di avere una natura imperfetta, finita, limitata e trova ragionevole accettare che la misura delle cose sia data da chi le ha create. La realtà non si lascia ridurre all’idea che gli esseri umani si fanno della realtà. Rispettare la realtà per quello che è vuol dire anche aver coscienza della limitatezza dello sguardo umano e accettare la propria imperfezione.

Il Signore ha creato tutto e vuole il bene di tutto quello che ha creato. Ognuno di noi sarebbe annientato se Egli volesse prevalere con la forza. Tuttavia il Signore non vuole l’obbedienza che viene dalla paura. Liberi di essere e di fare, siamo creati liberi di riconoscerlo e seguirlo. Non c’è costrizione da parte sua. Se vi fosse obbligo non saremmo più liberi di scegliere.

Il Signore misericordioso, paziente e indulgente non si sostituisce a noi, ma ci lascia liberi di allontanarci da lui fino a pretendere di sostituirlo con altro, fino a volerci ergere a misura di tutte le cose. Nella frenesia quotidiana forse non vediamo che il nostro esserci e il nostro fare sono resi possibili dall’amore di colui che ci ha creati e ci ha voluti. Siamo persino lasciati liberi di andargli contro. Tuttavia, il Signore ha pietà di noi e della nostra pochezza: si fida della capacità, che lui stesso ci ha dato, di tornare a seguirlo.

Pentirsi è riconoscere la via migliore e decidere di intraprenderla di nuovo. Ma se il pentimento non c’è il Signore non si sostituisce alla sua creatura, non ne corregge le scelte che la allontanano da lui. Il Signore è tuttavia paziente e attende il pentimento – c’è tempo fino all’ultimo istante di vita.

Il Signore ama la vita, ama tutto quello che ha creato. Per questo, egli non può tollerare che alcuno nel suo nome uccida o imponga sofferenze e torture o vieti le espressioni artistiche o soffochi gioia e spensieratezza, imponendo una quotidianità di tenebra, riducendo la vita ad attesa della morte. Nemico del Signore è chi provoca sofferenze alle sue creature.

Giovanni Gobber

L’esigenza di interrogare il Sacro e l’urgenza di parlare all’Uomo di ciò che è Mistero sono i cardini del lavoro di Christian Cremona, che attraverso l’elaborazione di un personale linguaggio fotografico sviluppa la sua ricerca della Fede sul piano estetico. Per la realizzazione delle sue opere, l’artista dispone un oggetto, in questo caso un pezzo di legno, sotto un fascio di luce, muovendosi attorno ad esso e fotografandolo con un lungo tempo di esposizione. Ogni fotografia risulta così da un atto performativo connotato da elementi di casualità disciplinata, il quale, “per forza di levare” dalla materia di partenza – l’oggetto, la luce, la stessa atmosfera in cui si muove il corpo dell’artista –, arriva a rivelare un’immagine che è la configurazione di un concetto. Così avviene anche per YHWH (Io sono Colui che è), opera dedicata al libro della Sapienza, un testo che parla dello “spirito amico dell’uomo”, della giustizia e della misericordia di Dio. Nella fotografia, le pagine del volume sono animate dal vento della Sapienza, al cui centro emerge una figura che richiama la Trinità. L’opera stessa è resa vibrante da questa energia, la cui manifestazione rappresenta anche l’avvicendarsi del Creato messo in moto dalla Parola divina. Il Dio della Sapienza è Creatore e misericordioso, un Dio che ama e perdona le Sue creature, in particolare l’Uomo, chiamato all’esistenza e posto al centro delle innumerevoli difformità che Egli ha sottratto al nulla. Come ogni libro, anche la Sapienza invita ad essere aperta: Dio infatti non si rivela mai completamente e l’Uomo, che gode della libertà concessa dal Padre, è chiamato a sfogliare le pagine e a mettersi alla ricerca della Verità.

Giacomo Magistrelli

Autore

Christian Cremona – Tradate (Va), 1985

Ha conseguito il diploma di laurea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dal 2008 sperimenta un’originale tecnica fotografica volta a trattare la luce per svelarne immagini primordiali, in grado di dare forma e sostanza alla trascendenza. Tra le sue più recenti esposizioni figurano una personale al Museo Diocesano di Milano (2014) a cura di P. Biscottini, la partecipazione alla VI Biennale Giovani di Monza (2015) a cura di D.A. Abadal, e alla Biennale di Milano (2015) a cura di V. Sgarbi.

Opera

YHWH (Io sono Colui che è)

2015

Fotografia digitale

Cm 67 x 100

Foto da inserire di fronte alle sculture di Pino Pedano, stampa digitale su carta montata su Dibond 66,67x100cm

Collocazione

Marta Carenzi, Signore, amante della vita

Sede Largo Gemelli, Edificio Monumentale, Scalone d’Onore

Marta Carenzi, Signore, amante della vita

Commento

L’immagine fotografica è spesso associata alla fredda analisi della verità che ci circonda, in realtà ogniqualvolta osserviamo il mondo attraverso l’obiettivo arbitrariamente scegliamo cosa trattenere del reale. Una scelta spesso inconsapevole, ma quando a guardare il mondo da una macchina fotografica è un’artista, quella realtà fissata in immagine si carica di significati ulteriori, si supera la superficie delle cose per addentrarsi nella fetta di mistero celata dietro ogni cosa osservabile.

Dentro le fotografie di Marta Carenzi vi è sempre una sorta di ossessione nei confronti del reale che si rende tangibile attraverso il chiarore dei suoi scatti, attraverso quella luce tenue e misterica che sembra rivelare la presenza del Divino.

Nella fotografia qui presentata la casa, abbandonata e diroccata, rinasce a nuova vita nell’albero rigoglioso; l’immagine nella sua semplicità si carica di diversi piani interpretativi grazie alla presenza di elementi che l’uomo riconosce sempre nel suo panorama immaginifico.

La casa è per antonomasia legata alla famiglia, il punto dove si ritorna cercando la propria centralità, è il luogo degli affetti, dei pasti consumati insieme ed è tra le mura domestiche che il bambino affonda le sue radici per diventare uomo adulto.

La casa nella sua solidità solo transitoria è in questo senso metafora della vita: un’apparente debolezza dalla quale può sbocciare la rinascita, grazie alla compassione di quel Dio che ama la vita, che può farla nascere dalle rovine di un tempo passato, con il profumo e il suono delle abitudini umane… un rigoglioso albero come tangibile segno della perenne vittoria della vita sulla morte in quel tempo che non è il breve fremito di quello umano ma si carica di tutta la pienezza dell’infinito.

La fotografia di Marta ha fermato il presente di una vicenda che si fonda su un passato divenuto storia, carica però di una prospettiva che è già futuro.

Mariaelisabetta Realini

Autore

Marta Carenzi – Busto Arsizio (Va), 1977

Dopo gli studi di storia dell’arte si laurea con una tesi sul fotografo Ugo Mulas. Segue in qualità di assistente il fotografo d’architettura Giovanni Chiaramonte. Dopo aver collaborato con la casa editrice Mondadori Electa come ricercatrice iconografica, intraprende la carriera di fotografa realizzando servizi per enti ed aziende. Lavora con alcuni importanti Editori per i quali realizza campagne fotografiche di Musei ed architetture. Dal 2012 entra a far parte del team di fotografi di Mondadori Portfolio, realizzando servizi per alcune testate Mondadori.

Opera

Signore, amante della vita

2002

Fotografia analogica

Cm 100 x 100

Collocazione

Sede Largo Gemelli, Edificio Monumentale, Scalone D’Onore, piano terreno/piano primo
(dopo la prima rampa vano a destra)

Matteo Cremonesi, Dolomite

Lo splendore della Natura, di una montagna innevata ci dice soltanto una cosa: Tutto è ordinato e regolare, tutto è quotidiano! Essa si accontenta di riannodare ciò che l’uomo ha spezzato, ripara ciò che l’uomo vede infranto. E quando un personaggio esce per un attimo da un conflitto familiare o da una veglia mortuaria per contemplare la montagna innevata, è come se cercasse di riparare l’ordine scompigliato delle serie nella casa, ma restituito da una Natura immobile e regolare, come fosse un’equazione che ci rende ragione delle rotture apparenti, “des tours et retour, des haute et des bas”.

(Giles Deleuze, L’immagine tempo. Riflessioni su Ozu)

Matteo Cremonesi, Dolomite
Matteo Cremonesi, Dolomite
Matteo Cremonesi, Dolomite
Matteo Cremonesi, Dolomite

Commento

La fotografia documenta la realtà e l’immagine della realtà che essa crea appare come un’evidenza, ma dall’evidenza alla realtà passa l’intelligenza delle cose. Le realizzazioni fotografiche di Matteo Cremonesi si inseriscono nell’area di quegli autori che partono dalla specificità di una fotografia, come immagine che sembra semplicemente documentaria, per introdurre una riflessione sulla valenza concettuale del processo fotografico e dei suoi soggetti. Siano essi materiali nudi, di origine naturale o artificiale, o manufatti che presentano forme oggettive compiute e apparentemente inerti, Cremonesi affronta la realtà in un modo che interroga la sostanza delle cose e del modo di vederle.

In una sua esposizione effettuata nel 2015 un’installazione, Dry Garden, si proponeva come una specie di giardino zen, dove le pietre mute emanavano, in certo senso, il calore delle forme, della loro presenza di forme naturali plurali. Su altro piano, le Dolomiti, come ogni gruppo montuoso, rivelano delle caratteristiche proprie, di materia, di forma, di suggestioni derivate dal luogo di osservazione, che come ogni cosa naturale può essere indice di una creazione in cui tutto ha senso, per quanto ci sfugga. Il particolare che non rappresenta la sagoma di una vetta riconoscibile, ma una parte della sua struttura, l’atemporalità in cui appare, l’allontanamento visivo nel controluce o nella velatura di nubi, riflettono una diversa comprensione dell’immagine, che non vuole appartenere al genere del paesaggio.

La scelta di usare alcune delle opere fotografiche realizzate in questa serie, dedicata appunto alle Dolomiti, può così trovare una valenza speciale nel rispondere al passo del libro della Sapienza, dove ci si ricorda come ogni cosa ha un senso, un peso, un valore, in un ordine che non ci è dato comprendere compiutamente, ma che ci invita ad “amare la vita”.

Francesco Tedeschi

Autore

Matteo Cremonesi – Milano, 1986

Si diploma al Dipartimento Multimediale dell’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. I suoi lavori sono stati esposti in varie esposizioni personale e collettive in Italia e all’estero. Attualmente lavora con Mc2 Gallery (Milano). Nei suoi scatti, anche quando la figura umana è solo una presenza impercettibile, è il sapore freddo e metallico del colore a prevalere, mentre spazi e tempi dilatati bloccano luoghi persone e narrazioni in una dimensione sospesa e ineluttabile.

Opera

Dolomite

2012-2013

4 Stampe su carta, montate su alluminio

Cm 50 x 40

Collocazione

Sede Largo Gemelli, Edificio Monumentale, Scalone D’Onore

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